Una bellissima preghiera al Santo Patrono scritta dal Prof. Eugenio Calvi 1 nel nostro inconfondibile Dialetto rivoltano, ci trasmette in modo eloquente ed autentico i sentimenti che i Rivoltani nutrono nei confronti del loro concittadino salito agli onori degli altari per i meriti di una vita segnata dall’altruismo e dalle opere di carità

O Sant’Albèrt Quadrèli
Vèscuf e cunfesùur,
gloria dal Ciel, splendùur.
ancurunàt da stéli:

Ti ta sé l’urnamènt
da Santa Madre Chiésa:
Ti gloria, Ti difesa
da tüta la to gènt.

Ti ta sé celebràat
per la to gran buntà:
e pür a chi tèmp-là
t’é semper castigàat

tüta la cativeriå
di preputènt, che al munt
i è semper ansì prunt
a sfrütà quei an miseriå

Quanti laùr adès
i pararés cambiàat:
al vìf l’è rinuàat
gh’è i màchini, ‘l prugrès.

Ma se la puertà
d’alura la gh’è pü
s’al sà che giù per sü
al mùnt l’è amò quel-là.

E Ti, o Albert beàat
vàrdum amò, ‘n pieʃè;
prutégium tüc, perchè
sém semper bandunàat.

Prutégium semper Ti:
cume ta fàet ‘na voltå:
voriga bẽ a Riòltå
e vorum bẽ ‘nca a mi.

E quan vegnarà ‘l dì
che Lü ‘l ma ciamarà
fina per carità
làsum-là no ‘n per mi.

Lü ‘l ma dumandarà
se ho fài ‘n da cal mùn-chì: i
e mi?… se farò mi
per mövel a pietà?

Tremandu starò lì
e Lü ‘l ma fisarà
cui öc che i splendarà
mè ‘l sùl an sül mesdì.

Ti alura, Sant’Albèèrt,
Alberto benedèt
che ‘l cör, per i puarèt,
ta ‘l tègnet semper vèert;

Ti, orgoglio da Rivoltå,
vanto dal Paradìis.
Ti, che i ta fa curnîis
i mèret d’una voltå

quan che vivendu ‘n Tera
té guadagnàt al Ciél…
diga: “Signùr, vütél!
Vardé che ‘l sa dispéra!

Oh, déga ‘l Vost perdùn
ca l’è è stai bateʃàat
là propi ‘nduè ho lasàat
la me benedisiùn!

Sì-nò cun che magùn
starési ‘n Paradìis
savendu che ‘n amìis
l’è ‘ndai a la perdisiùn?

Mi, quei dal me paées
i gh’à ‘n po dal rabòt
al sò ch’i è sparlaciòt
i è strafutènt e sgrées;

però i è no catìif
e i farà mai dal mal.
Signùr, per cundanàl
gh’è propi no mutìif.

O bun Pastùr, salvél…!”
E ‘l bun Geʃü… ma sì
al ma darà ‘nca a mi
an pusteʃèl an Ciel.

An post anca là ‘n funt
arent arent a l’us
anduè ca gh’è ‘l respüs
di pecadur dal munt

Ma se ‘n punta da pée
pödarò ʃlungà i öc,
se vèdi che ‘n ginöc
arènt a Lü gh’è lée

quela che ‘ntèndi mi…
Se po’ girandu ‘l còo |
la guarda ‘nduè che sòo
per fam capì che lì

mancavi duma mi…
ma pararà, al mumènt
da pèrt al sentimènt,
saràs la gula, chì,

da restà quaʃi lì
mès sufegàt… O gènt!
sa pödarà és cuntènt
cuntènt püsé d’ansì?

Basta. ‘Nca Ti chisà
da fà buca da rìit
a vet ch’è tüt finìit.
Mi ‘l sò, Ta pararà

d’és sulevàt d’un pées:
ta tiraré-sü ‘l fiàat
che, s-ciàu, ta n’é salvàat
vü amò, dal to paées,

vü amò di to Riultãa.
Po’, ‘nîi ta vedarbòo
o Albert, a scürlì ‘l còo;
e alsàndu ‘n dìt piã piãa

movéndul duma ‘n brìis
ta faré sègn da tàas
per nun türbà la pàas
la pàs dal Paradìis.

O Sant’Alberto Quadrelli
Vescovo e Confessore,
gloria del Cielo, splendore
incoronato di stelle:

Tu sei l’ornamento
di Santa Madre Chiesa.
Tu padre, Tu difesa
di tutta la tua gente.

Tu sei celebrato
per la Tua grande bontà
eppure a quet tempi
Tu hai sempre castigato

tutta la cattiveria
dei prepotenti, che al mondo
son sempre così pronti
a sfruttare quelli in miseria.

Quante cose adesso
sembrerebbero cambiate:
la vita è rinnovata,
ci son le macchine, il progresso.

Ma se la povertà
di allora non c’è più
st sa che suppergiù
il mondo è ancora quello.

E Tu, o Alberto beato,
guàrdaci ancora, per favore:
protéggici tutti, perchè
siàm sempre abbandonati.

Protéggici sempre Tu:
come facevi una volta.
Fà di voler bene a Rivolta
e voler bene anche a me.

E quando verrà il giorno
che Lui mi chiamerà
oh, per carità
non lasciarmi là da solo.

Lui mi domanderà
che cosa ho fatto a questo mondo:
e io?… che fard io
per muoverlo a pietà?

Tremando starò lì
e Lui mi fisserà
con gli occhi che splenderanno
come il sole sul mezzogiorno.

Tu allora, Sant’Alberto
Alberto benedetto
che il cuore per i poveri
lo tieni sempre aperto;

Tu, orgoglio di Rivolta,
vanto del Paradiso,
Tu, cui fanno cornice
i meriti di una volta

quando vivendo in Terra
hai guadagnato il Cielo…
digli: “Signore aiutatelo!
Guardate che si dispera.

Oh, dàtegli il vostro perdono
che è stato battezzato
là proprio dove ho lasciato
la mia benedizione!

Non sapete con quale afflizione
starei in Paradiso
sapendo che un amico
è andato alla perdizione?

Io, quelli del mio paese
sì, hanno un po’ del grossolano,
lo so che sono sboccati
sono insolenti e grezzi;

però non sono cattivi
e non faranno mai del male.
Signore, per condannarlo
non c’è davvero un motivo.

O buon Pastore, salvàtelo!”
E il buon Gesù… ma sì
darà anche a me
un posticino in Cielo.

Un posto anche là in fondo
vicino vicino all’uscio
dove ci sono i più sbrindellati
peccatori del mondo.

Ma se in punta di piedi
potrò allungare gli occhi,
se vedo che in ginocchio
vicino a lui c’è lei

quella che intendo io…
Se poi, girando la testa,
lei guarda dove sono
per farmi capire che è lì

mancavo solo io…
mi sembrerà, al momento,
di perdere il senno,
chiudersi la gola, qui,

da restar quasi lì
mezzo soffocato… O gente!
si potrà esser felici
felici più di così?

Basta. Anche Tu, chissà,
che Tu faccia un sorriso
vedendo che è tutto finito.
Io lo so: ti sembrerà

d’esser sollevato da un peso:
tirerai un sospiro,
perchè, pazienza, ne hai salvato
ancora uno, del tuo paese,

ancora uno, dei tuoi Rivoltani.
Poi, infine, Ti vedrò
o Alberto, scuotere la testa.
E, alzando un dito piano piano

movendolo soltanto un briciolo
farai segno di tacere
per non turbare la pace
la pace del Paradiso.

  1. Testo tratto da Bravi Antonio, S.Alberto Quadrelli - Attualità di un Vescovo del Medioevo, Lodi, 1997

Romeo Rivetta (1909), Sant'Alberto Quadrelli, Palazzo Vescovile di Lodi

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