Quella del 26 novembre 2002 è una data che molti rivoltani faticano a dimenticare. Fu il primo di giorni molto difficili a causa della rovinosa esondazione del nostro fiume che provocò molti danni alle abitazioni della parte nord-ovest del paese. Per fortuna si registrarono solo danni materiali, ma si trattò di un evento che segnò profondamente la mente di tante persone che vissero momenti di grande paura, sia per la loro incolumità, sia per il destino delle loro abitazioni. Fu anche l’occasione per vedere e toccare con mano la grande solidarietà che impegnò molti cittadini nel soccorrere, aiutare, ospitare e dare sollievo a tutte le famiglie colpite.
Qui di seguito riportiamo il testo pubblicato sul sito Rivoltaonline.net che – in quegli stessi giorni – raccontò ed analizzò quanto avvenuto.


E’ tutto spiegato. Una brembàdå, ma poteva andare peggio
di Ivan Losio (13 dicembre 2002)

La triste fama del Brembo
La brembàdå, il fenomeno naturale storicamente più temuto dai rivoltani, ha colpito ancora ed ha lasciato il segno. La spiegazione del disastro che ha messo in ginocchio decine di famiglie e di aziende rivoltane è, infatti, da ricercarsi proprio nel maggiore affluente del nostro fiume: il Brembo. Un corso d’acqua la cui fama è tristemente legata al suo carattere impetuoso, ai suoi scoppi d’ira improvvisi, alla sua furia devastatrice che periodicamente, nella storia, ha seminato lutti e rovine lungo tutto il suo corso e che ha ispirato persino scrittori come Torquato Tasso di cui citiamo un sonetto del 1570 nel quale, parlando della bergamasca, la descrisse come “terra che il Serio bagna ed il Brembo inonda”.
La memoria dei bergamaschi ha ancora impressi i segni della devastazione avvenuta il 18 luglio 1987 che costò, in Valle Brembana, ben 5 vite umane. In pianura, seppur non si ricordino sacrifici umani, si temono da sempre i comportamenti del fiume che fa paura.

Un fiume in piena triplicato in 24 ore
La spaventosa piena dello scorso 26 novembre, come chissà quante altre nel corso dei millenni, è stata provocata dall’ondata improvvisa di acqua fluviale proveniente dalla Valle Brembana. Una “brembata” da 889 metri cubi al secondo a fronte di una portata normalmente misurata in anche meno di 100. La massa d’acqua ha segnato un record anche per gli idrometri e per i loro movimenti: tra il 25 novembre ed il 26, il livello del fiume che passa da San Pellegrino Terme e Zogno, già piazzato oltre la media stagionale per le insistenti piogge, è triplicato poco più di 24 ore.

Le piogge da record
Il fenomeno si spiega con le piogge che hanno trasformato il novembre 2002 come il più piovoso degli ultimi 120 anni. La notte tra il 24 e il 25 novembre i pluviometri di mezza Lombardia sono letteralmente impazziti. Solo a Rivolta (dove è presente un pluviometro) l’ERSAF ha contato almeno 257 mm di pioggia. Il record si è registrato a Cornalita – San Giovanni Bianco, dove nella sola notte del 25 sono caduti 110 millimetri di pioggia (precipitazioni medie di un mese) in poco più di otto ore. Almeno 130 si sono misurati nei due giorni precedenti. E il disastro si è consumato da monte a valle, da Foppolo a Brembate Sopra, ma anche oltre Brembate Sotto.

L’Adda, dal Lago di Como al Po
E’ presso questa località della “bassa”, infatti, che le acque del Brembo si uniscono a quelle dell’Adda provenienti dal Lago di Como. Qui, il tranquillo fiume narrato dal Manzoni, da azzurro diventa marrone, lo scorrimento delle sue acque passa da lamellare a turbolento, il silenzio viene rotto dagli scrosci d’acqua in movimento. La devastazione dell’acqua montana compie una curva e prosegue.
La piena del 26 novembre è la massima della storia moderna del fiume, mai misurata: 1.617 mc/s. Gli idrometri hanno segnato questo dato alle 13,45. In realtà i metri cubi in passaggio da Rivolta d’Adda (almeno tre ore dopo il rilevamento) sono stati molti di più, forse 2.000, se si contano tutti i piccoli affluenti, per lo più canali colatori, che il fiume riceve a valle degli idrometri di Olginate (LC) e Ponte Briolo – Valbrembo (BG). E quel giorno erano tutti sicuramente stracolmi.

Il mattino del 26 novembre
Sono le 10 del mattino. I volontari della Protezione Civile e tutto il personale tecnico del Comune sono già in allerta perchè la piena ha già da tempo superato la fatidica soglia dei 1.000 mc/s e al Ristorante Casetta in Canadà sono già con l’acqua alle ginocchia.
Alla “stanga” del Ponte Vecchio comincia la processione della gente comune per osservare il livello del fiume. Ma l’acqua, a vista d’occhio, non esita ad innalzarsi e si comincia a temere l’imprevedibile.
Verso le 11,00 le biciclette si avventurano per un pezzo di Rivoltana. Da un po’, infatti, scorre dell’acqua fluviale nelle campagne attorno alla Faccendina. Probabilmente un argine si è rotto. In meno di un’ora la strada verso la cascina è sommersa. In una casa di fronte alla Locanda Italia si sentono ululare dei cani. Ora l’acqua minaccia la strada provinciale.
Più a valle la roggetta dei Preti sta già facendo paura. Il 29 giugno 1997 fu proprio quel corso d’acqua a raccogliere tutta l’acqua di un violento nubifragio ed a riversarla da via Brodolini a via Verdi, giù giù fino alla Picea. Ed ora ci sono tutti i numeri per rivivere tutto.
Dalle case a pian terreno si comincia a sfilare qualche cassetto, sollevare sedie e divani

Scoccano le 15
Passa qualche mezz’ora e la prima esperienza è ormai ripetuta. Con la differenza che questa volta non si tratta di acqua chiara ma di acqua trùbbiå, di fanghiglia.
Ci si rassegna al proprio destino. «Ogni tanto ci tocca», si sente esclamare mentre il rito del posizionamento dei sacchi avanza a ritmo serrato.
Ma un primo stabilizzarsi della situazione lascia spazio, di lì a poco, ad una nuova minaccia: l’acqua si alza, ancora!

E’ quasi buio
Neanche il tempo di rendersene conto e le ginocchia sono già innacquate. Gli stivali si riempiono. E poi le cosce, fino all’ombelico: una catastrofe.
I cassetti sfilati dall’armadio e messi sul tavolo cominciano a galleggiare. Il salvavita è saltato. La cuccia del cane scomparsa. L’automobile ridotta a quattro finestrini ed al tettuccio. E la taverna? Completamente sommersa!
Cosa sta succedendo? «Questa volta non si sono bagnati solo il pavimento e le gambe del tavolo: l’Adda ci viene in casa».
«L’acqua scorre, c’è corrente, sembra di essere in mezzo al fiume».
«Si alzerà ancora di quanto?».

Sono le 17. L’acqua limacciosa è quasi al Laurèri. Stiamo per vedere quello che i nonni ci hanno raccontato del 1928. Dal paese tutti si dirigono in fondo a Via Battisti per guardare cosa sta succedendo. Due squadre di carabinieri faticano a contenere la folla.
Arrivano i primi Vigili del Fuoco. Passano con le jeep e i canotti. Si deve decidere se andarsene o restare. Ma comincia a far freddo. E conviene accettare l’ospitalità di qualche amico o farsi portare al centro accoglienza allestito in palestra.
Verso l’ora di cena tutta la zona è già presidiata da centinaia di unità di soccorso: Vigili del Fuoco, volontari di Protezione Civile, Croce Rossa, Carabinieri, Guardia di Finanza.
Anche un grosso camion della ditta Scaramuzza e il pick-up di Giovanni Ravanelli fanno la loro parte.

Ci è andata ancora bene…
Abbiamo assistito ad una piena drammatica, spaventosa, che è sfuggita ad ogni controllo umano. Gli argini di contenimento hanno in gran parte fatto il loro dovere, ma uno, appena sopra il paese, in località Faccendina, è stato scavalcato, forse abbattuto. E’ stato drammatico, ma poteva andare peggio.
Se pensiamo, infatti, che 36 ore dopo l’Adda ha aumentato il deflusso dal Lago di quasi 200 mc/s, possiamo immaginare che la situazione avrebbe potuto essere di maggiore gravità.
Le piogge straordinarie del 25/26 novembre, infatti, hanno interessato anche la Valtellina e tutto il bacino nord dell’Adda. Non abbiamo dati per affermarlo, ma siamo portati a sospettare che il nostro fiume, prima di fare il suo ingresso nel lago di Como, sia “cattivo” almeno quanto il Brembo. C’è da dire che il bacino del Lario, poi, ammortizza tutto. Frena la furia delle acque rallentandone il deflusso per 36 ore, appunto.
Così, se le piogge della Val Brembana sono arrivate a Rivolta in 7/8 ore, quelle della Valtellina le abbiamo viste dopo 36.
Cosa succederebbe se un bel giorno scendesse un diluvio da Bormio a Sondrio e il giorno seguente da Foppolo a San Pellegrino?
“E’ la piena che si scatena ogni 5/600 anni”, ci ha risposto il geologo rivoltano Francesco Serra. “Quello che è successo qualche giorno fa è documentato che avviene ogni mezzo secolo, ma almeno due volte ogni mille anni l’Adda arriva in piazza”.
Queste sono cose da sapere. In qualche modo ci dobbiamo pensare. Sono eventi ai quali ci dobbiamo preparare.
E’ giusto che tutti i rivoltani sappiano che se a nord della Lombardia si scatenassero eventi atmosferici di un certa gravità, tutta la periferia di Rivolta e buona parte del centro storico andrebbe sott’acqua. Così come è giusto che i veneziani sappiano che se i due fenomeni che si alternano nel provocare l’acqua alta a Venezia (l’alta marea ed il vento di scirocco) combaciassero, affiorerebbe dalla Laguna soltanto la punta della cupola maggiore della basilica di San Marco.

Previsione e prevenzione
A differenza del terremoto questi sono fenomeni che noi rivoltani abbiamo la fortuna di avere sotto controllo almeno 4 ore prima. E se avessimo la possibilità di avere sotto controllo e imparassimo a valutare le precipitazioni di Valtellina e Valle Brembana, anche 8 ore prima.
Il 29 novembre, nel corso del passaggio di una nuova piena, meno importante di quella di tre giorni prima, ma comunque consistente, abbiamo potuto constatare, seguendo i rilevamenti dei volontari della Protezione Civile, che, fissato uno zero idrometrico su di un’asta posizionata alla “stanga” del Ponte Vecchio, l’Adda, a fronte di un innalzamento di circa 120 mc/s, il livello del fiume si è alzato di 14 centimetri.
Inoltre, lo stesso pomeriggio, l’acqua è tornata ad invadere il Brasilino e la Casetta in Canadà verso le 20,00 quando gli idrometri a monte hanno segnato 1.286 mc/s al secondo come piena massima alle 16,30. Un dato di poco conto, ma che ci aiuta a pensare ad una soglia di esondazione in quelle località attorno a quota 1.200 mc/s. Dato che si può avere sotto controllo con almeno 3,5 ore di anticipo.
Dobbiamo tornare a “studiare” il nostro fiume.
E’ sicuramente un risvolto della nostra rivoltanità da recuperare. Ed ora con mezzi non solo tradizionali, ma anche innovativi.

Testo e fotografie tratti dal sito Rivoltaonline.net

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