Quando il traffico sulle strade era costituito dal viavai di cavalli, asini e muli, c’era l’esigenza di segnalarne acusticamente il passaggio: a questo scopo si utilizzava la ciuchelérå, una striscia di cuoio o di tela pesante – cui vi erano fissati dei campanelli – che si metteva al collo degli animali da tiro o da soma.

La sonagliera divenne ben presto elemento decorativo di questi antichi mezzi di trasporto. Ve ne erano di diverse tipologie, ricche o povere di sonagli più o meno preziosi, tanto da divenire un vero e proprio status symbol per coloro che vi erano trasportati.

Il suono della ciuchelérå prodotto dall’andatura dell’animale che la indossa, è utilizzato, in diverse varianti, anche dalla letteratura musicale e ci porta facilmente ad immaginare gli scenari più diversi. Il tintinnare ritmato dei sonagli indossati dalle renne al galoppo, ad esempio, ci introduce direttamente nell’atmosfera natalizia e ci porta a fantasticare sull’imminenza del passaggio di Babbo Natale.

La nostra Banda Cittadina Sant’Alberto ha nel suo repertorio un vecchio brano intitolato “Passa la corriera” la cui partitura richiede l’utilizzo di diversi strumenti musicali non convenzionali – tra cui una ciuchelérå – per evocare i suoni tipici dell’epoca in cui è stata composta (inizio ‘900): il suono della corriera di allora, evidentemente, non era lo stesso che siamo abituati ad ascoltare ai giorni nostri.


La ciuchelérå da caccia
Nelle nostre campagne – come ci ha raccontato l’amico Mario Vismara – un particolare sonaglio manuale veniva utilizzato anche per stanare le lepri dai loro nascondigli notturni.

Nel silenzio assoluto e nel buio pesto delle notti d’inverno, i cacciatori più attrezzati si armavano di una piccola ciucheléra – dotata di manico – per farla risuonare di tanto in tanto nei luoghi che sapevano essere normalmente popolati dalla lègur.

Questa, curiosamente attratta dal tintinnare di quel particolare strumento musicale, non esitava ad uscire allo scoperto per capire da dove provenisse il suono.


La ciuchelérå nell’antichità
Il sonaglio è originario dell’antico Egitto. Nella versione documentata dagli affreschi rinvenuti nei templi egizi, si tratta di un frutto secco, vuoto, contenente dei semi, con un manico; l’insieme fa rumore quando lo si agita.

I sonagli si ritrovano in tutte le civiltà, compresa quella degli Eschimesi in cui di solito venivano fatti di osso.

Fabbricato in legno o in terracotta, il sonaglio è utilizzato in ogni tempo come oggetto di feticismo. Infatti il sonaglio e il fischietto, inclusi nel manico, servono ad allontanare gli spiriti maligni mentre le campanelle ingentiliscono il sonaglio e servono da portafortuna.
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La ciuchelérå regale
Il XVII secolo in Europa, soprattutto in Francia e in Germania, vide fiorire l’epoca dei sonagli, detti sonagli regali, in quanto destinati a famiglie nobili: re, principi, cioè i ricchi del regno.
I sonagli erano allora di argento massiccio, d’argento dorato o d’oro, di grande misura (20 cm e più), con un anello e una catena per passarli intorno al collo del bebè. Il manico era d’avorio, d’oro, di cristallo o di corallo finemente lavorato. L’insieme poteva essere davvero molto imponente.
Alcuni sonagli erano corredati da bezoari (concrezioni animali che formano una palla dura), che funzionavano come sonagli. Il bezoar, oggetto di superstizione nell’Antichità e nel Medioevo, aveva il potere, secondo le credenze, di scacciare il malocchio.
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