Il suono delle campane è parte integrante anche delle tradizioni della comunità di Rivolta d’Adda
Dal 5 dicembre 2024 anche l’arte campanaria italiana è riconosciuta dall’UNESCO quale “patrimonio immateriale dell’umanità”. L’obiettivo del riconoscimento è quello di preservare un insieme di antiche pratiche relative alla percussione di campane di medie e grandi dimensioni che, in alcune comunità italiane – come Rivolta d’Adda – sono equiparabili a veri e propri strumenti musicali capaci di incarnare e amplificare la voce sociale, religiosa ed emotiva di un’intera popolazione.
Non si tratta esclusivamente di conoscenza tecnica e musicale, ma anche di una competenza trasversale che comprende sia aspetti legati alle proprietà strutturali delle campane e dei loro siti di collocazione – i campanili – sia risvolti riguardanti la composizione geografica e sociali dei territori che si esprimono con tradizioni celebrative di festività e ricorrenze contrassegnate da tipicità uniche. Un ricchezza di saperi e di pratiche che viene trasmesso oralmente da figure come i campanari – depositari di tutte le conoscenze tecniche relative all’esecuzione musicale – e gli accordatori – esperti di acustica e di costruzione degli strumenti – che, in un’ottica di inclusione tecnico-artistica orientata alla trasmissione delle loro conoscenze aperta a tutti – specie alle nuove generazioni – costituiscono il pilastro fondamentale di quello che è a tutti gli effetti da considerare come vero e proprio patrimonio dell’umanità, intangibile, ma di inestimabile valore antropologico-culturale.
L’arte campanaria è parte integrante anche delle tradizioni della comunità di Rivolta d’Adda. La torre principale del paese ospita un concerto di 10 campane fuse nel 1949 dal cremasco Luigi d’Adda. La sua configurazione musicale è strutturata su 9 gradi della scala diatonica di do maggiore (DO3) con l’aggiunta di una settima minore: uno schema di non trascurabile diffusione tra i concerti a sistema ambrosiano. I racconti tramandati dai campanari sulla scelta di una tale configurazione sonora rimandano all’esigenza legata all’esecuzione dell’inno al Santo patrono Alberto Quadrelli, “O Alberto, o tutela”, composto nel 1924 da Federico Caudana.
Grazie alla sensibilità dell’attuale parroco, Mons. Dennis Feudatari, e dell’attuale campanaro Omobono Variani, le modalità utilizzate ancora oggi per il suono di queste campane aderiscono perfettamente alla tradizione ultracentenaria che, in questo ambito, si tramanda nel borgo.
Le suonate “a distesa” sono basate sull’impostazione modale legata all’antico repertorio del Canto Gregoriano: il Protus autentico (I modo) per le liturgie funebri, il Deuterus plagale (IV modo) per le Domeniche del Tempo Ordinario, il Tritus autentico (V modo) per le Domeniche d’Avvento e di Quaresima, il Tetrardus plagale (VIII modo) per il Santo Rosario e le feste della Madonna (vedi più sotto il link a un filmato dedicato).
Anche la nomenclatura dei bronzi utilizzata dai campanari che si sono succeduti rimanda all’antico esacordo naturale stabilito da Guido d’Arezzo nell’XI secolo, chiamando “prima” non la campana più piccola del concerto, ma la nota “la”, fino al “campanone”, la maggiore che riproduce la fondamentale “do”.
Il suono delle campane, a Rivolta d’Adda, conserva tuttora anche richiami propriamente dedicati alla vita civile, come, ad esempio, l'”Ave Maria da morto” suonata con la “terza” al decesso di un membro della comunità, sia quella cristiana che quella civile – con numero di rintocchi differenziato tra “donna” e “uomo” – che, per i credenti, rappresenta un richiamo al raccoglimento e alla preghiera e, per i non credenti, costituisce un efficace strumento di divulgazione della notizia di un evento luttuoso nell’immediatezza del suo verificarsi; la “prima” suonata ogni giorno di scuola a 15 minuti dall’inizio delle lezioni; le “intemperie” suonate al sopraggiungere di uno straordinario evento meteorologico (a discrezione del campanaro) che rimanda, oltre che all’invocazione della protezione dei Santi, all’antica credenza popolare sul potere fisico del suono delle campane capace di dissipare la forza dei fronti temporaleschi: alla lunga distesa delle sole “terza” e “quarta” e alla successiva aggiunta della “quinta” e del “campanone”, segue la distesa di tutte e dieci le campane, compresa la settima minore, allo scopo di creare un “ambiente” sonoro dissonante, scombinato e senza un senso musicale, utile a comunicare la straordinarietà dell’evento calamitoso e a diffondere il senso di “allarme”. Per finire una lunga distesa del solo “campanone”. Il suono delle “intemperie” è stato utilizzato anche in occasione delle disastrose piene del fiume Adda il 22 novembre 1951 e il 26 novembre 2002 (vedi più sotto il link a un filmato dedicato).
Tipica è anche la scelta di intitolare al patrono Sant’Alberto Quadrelli la seconda campana anzichè la campana maggiore. Si racconta che ciò si riferisca alla richiesta del parroco dell’epoca, Mons. Stefano Renzi, accolta dai fabbricieri, di onorare il protomartire Santo Stefano – del quale portava il nome – con la dedica del “campanone” – di cui aveva finanziato la fusione – e di dedicare al patrono la “quinta” (seconda campana del concerto) deputata a suonare più di tutte le altre, tutti i giorni dell’anno, per le “Ave Marie” mattutina e serotina e gli “Angelus” di mezzodì.
A ricordare l’impegno economico del Prevosto per il “campanone” c’è l’iscrizione impressa sulla campana stessa che dice: STEPHANUS RENZI ECCLESIAE RIPALTENSIS PRAEPOSITUS NOVAE FUSIONIS EXPENSAS SUSTINEBAT ANNO MCMIL, che significa: Stefano Renzi, Prevosto di Rivolta d’Adda, sosteneva la spesa di fusione nell’anno 1949.
La prima parte dell’iscrizione impressa sulla campana maggiore evoca l’importanza della funzione affidata a tutto il concerto bronzeo: MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIAE LIBERATIONEM, che potremmo benissimo tradurre così: La mia voce santifica la mente, predica l’onore a Dio e suona alla libertà della patria.
Parole molto significative che confermano quanto il suono della campane tocchi le corde più profonde dell’esperienza di vita di un’intera comunità, ne scandisca l’incedere quotidiano e ne sottolinei gli eventi fondamentali: un patrimonio immateriale dell’umanità da promuovere e preservare.
Ivan Losio
Le campane di Rivolta d’Adda
-> Suonate “a distesa” (https://youtu.be/L_gnTKsZLsw)
-> Suonate “in piedi” (https://youtu.be/v_FCEDqbRUM)
-> Suonata “intemperie” (https://youtu.be/Je0dSIuM5qE)
Foto in questa pagina
1) prima in alto: Unesco.it
2) seconda e quarta: Ivan Losio
3) terza: HobbyDrone