Un’utile ed interessante guida del Prof. Cesare Sottocorno per conoscere ed apprezzare la preziosa ancona quattrocentesca di Bongiovanni de’ Lupi che dal 13 novembre 2021 è visitabile presso il Museo Diocesano di Cremona

Agli inizi del Novecento, mentre fervevano i restauri per riportare alle antiche forme romaniche la basilica di Rivolta d’Adda, Diego Sant’Ambrogio che seguiva i lavori per conto di alcuni quotidiani del tempo, scriveva d’aver rinvenuto un’importante opera d’arte in una chiesetta poco lontana dal paese.

Per gli amici dei monumenti e per gli studiosi, segnaliamo l’esistenza nell’Oratorio del Paladino, a tre chilometri da Rivolta d’Adda, di un’ancona intagliata e dorata, delle dimensioni di metri 1,70 per un’altezza di metri 1,90 della fine del XV secolo ed in ottimo stato di conservazione”. (1)

In un successivo articolo le caratteristiche della pala venivano presentate in modo dettagliato. L’autore metteva in rilievo la predominanza delle dorature e il particolare utilizzo del colore per le sottovesti della Vergine e di San Giuseppe e per i volti e le mani dei personaggi. Si passava poi alla descrizione del portale che occupa la parte centrale dell’opera e dal quale sporgono le teste dell’asino e del bue protese verso il Bambino Gesù adagiato in una cesta di vimini. La Vergine a sinistra e San Giuseppe a destra, modellati dall’artista con mastice e gesso, sono rappresentati in atto di adorazione. I volti e le mani che risultavano colorati in modo delicato con tinte rosee e le vesti dei personaggi sono ritornati, dopo un attento lavoro di pulitura, a splendere in tonalità così vivaci da sorprendere il visitatore.

Assistono alla scena della nascita alcuni angeli dalle voluminose capigliature a forma di alta corona secondo l’uso tedesco. Il loro abbigliamento è intagliato e dipinto con accuratezza. Sullo sfondo ci sono due pastori: uno ritto in piedi, l’altro accasciato e gozzuto (parola utilizzata, un tempo, quale soprannome per la gente di Rivolta d’Adda) con un lungo bastone a guardia del gregge. Lontano, sulla cima di alcune colline si intravedono castelli, torri ed edifici diversi su uno dei quali è appollaiata una cicogna.

Il nome dell’autore e la data dell’opera sono stati abilmente incisi sulla parte bassa di questo capolavoro dell’arte lignea: “BONIOHANES DE LUPI DE LAUDE INTALIAVIT PINXIT ET DORAVIT MCCCCLXXX”.

Di Bongiovanni della famiglia de Lupi di Lodi, abili intagliatori e doratori, è rimasto solo questo lavoro.

Le altre sue pale sono andate perdute nel corso dei secoli. Un fulmine colpì e incendiò nel 1632 la pala che adornava il presbiterio della chiesa degli Olivetani di Villanova di Sillaro. Un’altra sua scultura che era stata sull’altare maggiore della chiesa di San Girolamo a Milano finì dispersa con la soppressione dei frati Gesuiti avvenuta nel 1668.

Dell’attività dei fratelli Bongiovanni e Giovanni Bassiano, intagliatori e doratori lodigiani, sono giunti fino a noi un polittico in legno del 1474 realizzato per la Collegiata di Santa Maria Assunta a Borgonovo Valditaro e i lavori di intaglio policromo che attorniano l’affresco della Beata Vergine Incoronata nell’omonimo tempio in Lodi, ora raccolti nel Museo Civico della città.

Il dottor Pilade Clara, medico condotto del paese, nel suo peregrinare di cascina in cascina si sarà sicuramente fermato, più di una volta, ad ammirare il lavoro di Bongiovanni de Lupi “ritenuto pregevolissimo dai pochi intenditori che l’hanno osservato” così che ne descrisse, con l’intento di farlo conoscere, i particolari sul periodico “Cremona”.

L’ancona scolpita sta sopra l’altare maggiore di fronte all’ingresso, e chi entra in chiesa, è colpito dalla sua doratura splendente, solleva ad essa gli occhi, rimane subito piacevolmente impressionato dal bel quadro d‘ insieme che essa presenta. Forse osservata poi più minutamente da vicino potrà per taluno presentare delle mende, quali la fattura un po’ bambolesca di qualche personaggio, la durezza ed eccessiva rigidità di qualche altro, ecc.; ma vista a quella distanza ed abbracciata dall’occhio nell’insieme, appare come una scena armoniosa, gradevole, spirante pace ed una serenità, veramente degne del presepe che raffigura”. (2)

Negli anni settanta del secolo scorso quello che tutti conoscevano come “Il presepio del Paladino” è stato preso di mira dai ladri. Sono così andate perdute la corona della Vergine, la preziosa stella cometa e due angeli che sorreggevano due candelabri ed erano collocati ai piedi dell’opera.

Il parroco di allora mons. Angelo Cattaneo prese la decisione, pur tra i malumori e le proteste della gente delle cascine vicine, di collocare in un luogo sicuro il capolavoro di Bongiovanni de Lupi salvandolo così dalle attenzioni di “amici dei monumenti e di studiosi” interessati, a questo “pregevolissimo lavoro” per motivi non propriamente artistici.

(1) Sant’Ambrogio Diego, in “Lega Lombarda”, 28 aprile 1903, n. 113.
(2) Clara Pilade, Un presepe quattrocentesco, in “Cremona”, anno II, dicembre 1930, pag. 978.

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Fotografie fornite dal Museo Diocesano di Cremona e pubblicate per gentile concessione dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Cremona

Il Presepio del Paladino di Rivolta d’Adda è “la più antica espressione artistica della Natività conosciuta in Lombardia” [Associazione Italiana Amici del Presepio]

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